Politica

L’età di pensionamento per le donne

Silvia Arnold, NVS 23.11.2022

L’età di pensionamento ordinario per le donne aumenterà gradualmente da 64 a 65 anni. Il primo incremento di tre mesi, avrà luogo nel 2025 e riguarderà le donne nate nel 1961. Dal 2028, donne e uomini condivideranno la stessa età pensionabile di 65 anni. Le donne nate tra il 1961 e il 1969 rappresentano la generazione di transizione e riceveranno un indennizzo economico per l’aumento dell’età pensionabile. Sono due le opzioni a loro disposizione:

Opzione 1 - Supplemento: le donne che lavoreranno fino alla nuova età pensionabile per loro vigente riceveranno un supplemento a vita sulle proprie rendite AVS. Fino a un reddito annuale medio di 57’360 franchi riceveranno 160 franchi al mese in più, per redditi tra 57’361 e 71’700 franchi il supplemento ammonta a 100 franchi, mentre da 71’701 franchi in su, l’importo scende a 50 franchi mensili. Soltanto le donne nate nel 1964 e nel 1965 riceveranno l’intero supplemento. A partire dalla classe del 1970, l’indennizzo non sussisterà più.

Opzione 2 - Pensionamento anticipato: le donne della generazione di transizione potranno anche optare per il pensionamento anticipato all’età di 64 anni (o ancor prima). Questa scelta comporta una riduzione della relativa rendita. L’aliquota di riduzione per le fasce basse di reddito sarà inferiore a quella applicata alle fasce più alte.

Un consiglio: questa decisione non è reversibile e comporta grandi conseguenze sulla situazione finanziaria nella vecchiaia. Raccomandiamo quindi alle donne della generazione di transizione di informarsi il prima possibile riguardo agli effetti sul loro pensionamento.

Flessibilizzazione della riscossione della rendita

La riforma dell’AVS ha numerose conseguenze significative che riguardano sia le donne che gli uomini. Una novità è la possibilità di richiedere il pagamento delle prime rendite AVS tra i 63 e i 70 anni di età (dai 62 anni per le donne della generazione di transizione). Inoltre, le persone interessate potranno decidere di percepire inizialmente solo una parte della rendita, ossia un importo tra il 20 e l’80 percento, e posticipare la parte residua. L’obiettivo del provvedimento è agevolare una transizione graduale al pensionamento. La riforma rinnoverà anche le aliquote di riduzione e i supplementi in caso di anticipazione o rinvio della rendita. Anticipando il pensionamento di un anno, ad esempio, l’aliquota di riduzione prevista ammonterebbe soltanto al 4,0 percento rispetto allo 6,8 percento attuale. Il rinvio di un anno, al contrario, comporterebbe un supplemento previsto del 4,3 percento (oggi: 5,2 percento). Le aliquote saranno definite con maggiore precisione dal Consiglio federale in un secondo momento.

Lavorare dopo i 65 anni

Oggi chi lavora dopo l’età di pensionamento ordinario e guadagna più di 1400 franchi al mese deve continuare a versare i contributi all’AVS. Questi, tuttavia, non si traducono in un importo maggiore della rendita. La riforma dell’AVS corregge questo aspetto. In futuro anche i contributi pagati dopo i 65 anni di età confluiranno nella rendita, incentivando il lavoro dopo l’età di pensionamento ordinario. Coloro che hanno già raggiunto la rendita massima, tuttavia, non potranno aumentare ulteriormente il relativo importo.

Cassa pensioni

Molti istituti di previdenza offrono già oggi pensionamenti parziali su base volontaria. Con la riforma dell’AVS tutte le casse pensioni saranno obbligate a offrire i pensionamenti parziali. Inoltre, le condizioni saranno disciplinate per legge: la rendita della cassa pensioni diventerà riscuotibile in una, due o tre fasi. Le casse pensioni possono tuttavia permettere anche più fasi. In caso di un prelievo di capitale oppure una combinazione di rendita e capitale, non sono consentite più di tre fasi.

Libero passaggio

Oggi è possibile rimandare di un massimo di cinque anni la riscossione dei fondi di libero passaggio, una regola che vale anche per le persone non più attive a livello lavorativo. Questa possibilità potrebbe venire meno in futuro: il Consiglio federale vuole infatti limitare il rinvio solo alle persone che lavorano dopo i 65 anni. Ciò renderà difficile percepire i fondi di previdenza a scaglioni e risparmiare sulle tasse. Non è tuttavia ancora chiaro se il Consiglio federale rielaborerà in questo modo l’Ordinamento pertinente e quando la nuova versione entrerà in vigore.